Le bellezze naturalistiche e paesaggistiche della Tuscia

Ringraziamo lo scrittore Edoardo Giacomini, dell'Associazione Biblos, per il cortese invito a promuovere il nostro territorio, durante l'evento Settimana J.T.P.M.A. (Janula-Tuscia in Poesia a Monterosi Arte) 2018. Monterosi è l'ultimo comune in Tuscia, sulla #Francigena, prima di incontrare finalmente Roma. 
IL RACCONTO DELL'EVENTO

Edoardo Giacomini è autore, con Marina Mortillaro, di 
"Fermarsi a Monterosi. Passato e presente in un piccolo borgo della Tuscia meridionale"

Pietro, Marianna e Lorena di Thesan Terre Etrusche hanno collaborato per illustrare alla platea un excursus sulle bellezze naturalistiche e paesaggistiche della Tuscia, tra consigli di archeotrekking e un dibattito sui luoghi e i modi di valorizzarli. Ciò che è emerso è che dobbiamo, come non mai, far tesoro del patrimonio immateriale dei nostri borghi: il sapere degli anziani, le tradizioni artigianali ed enogastronomiche, sono la nosta punta di diamante. Dobbiamo favorire un turismo lento e sostenibile, a contatto con le esperienze locali, lontano dai clamori di massa, che sia peculiare della Tuscia sulla Francigena.


Un contributo di Pietro

"CHE TI MOVE, O OMO, AD ABBANDONARE LE PROPRIE TUE CITTA’, A LASCIARE LI PARENTI E AMICI, AD ANDARE IN LOCHI CAMPESTRI PER MONTI E VALLI, SE NON LA NATURALE BELLEZZA DEL MONDO?"

Chi riesce a fare il primo passo, lasciando i comfort, le “sicurezze”, la relativa tranquillità del quotidiano, andrà alla conquista della “naturale bellezza del mondo”, come scriveva Leonardo Da Vinci.
Nella nostra terra, ancora – purtroppo – sconosciuta ai più, si celano da sempre bellezza naturale, ricchezza storica, tradizioni culturali e uno stile di vita ormai scomparsi altrove, laddove scorrono le grandi vie di traffico.
Il nostro territorio è ricco di siti naturalistici di rara bellezza, come il lago di Bolsena (il lago vulcanico più grande d’Europa), dalle acque limpide e potabili: fortunatamente non ci sono strade che ne percorrono la circonferenza, questo favorisce la salvaguardia del suo ambiente e delle sue acque, popolate da molte specie di uccelli acquatici e da una fauna ittica ormai difficilmente riscontrabile in siti simili; le sue isole, Martana e Bisentina, piccoli paradisi segreti, conservano al loro interno tutta la bellezza della natura e della storia.
Al confine con la Toscana scorrono le apparentemente calme acque del fiume Fiora, solo fino a pochi anni fa popolate dalla Lontra. Il fiume attraversa i territori selvaggi e sconfinati della Maremma tosco-laziale – per lunghi tratti fa da confine tra le due regioni – con boschi popolati da caprioli e cinghiali, lupi, martore ed altre specie che qui trovano rifugio regalando, a chi arriva, la sensazione di vivere la wilderness. Boschi e macchie si sviluppano per decine di chilometri senza soluzione di continuità.
Sui Monti Cimini si conserva lo scrigno del lago di Vico, tutelato da una Riserva Naturale Regionale: monumentali faggete “depresse” circondano le sue acque; la palude, gli acquitrini e i ricchi boschi danno rifugio a molteplici specie di fauna, dagli uccelli acquatici, tra cui lo Svasso maggiore e molte specie di anatidi, ai mammiferi dei boschi tra cui il gatto selvatico.
Altro sito fondamentale per la salvaguardia e la conservazione del territorio è il Parco regionale Marturanum, al confine tra il tolfetano e la Maremma, ricco di reperti e necropoli etrusche; rapaci quali il Nibbio reale e il Biancone popolano i suoi cieli, rare specie di orchidee ne colorano i prati apparentemente aridi.
Nelle terre falische si trova il Parco regionale della Valle del Treja, con il territorio inciso da profondissime forre, strette valli di origine vulcanica, sempre percorse da corsi d’acqua, sempre ricoperte da fittissima vegetazione, con pareti tufacee sempre altissime e verticali, dove il tempo sembra essersi fermato; in questi luoghi inaccessibili si sono mantenute le condizioni naturali con la presenza di inaspettate specie tra rettili, anfibi e farfalle ormai rare in altri luoghi.
Gli Etruschi hanno lasciato memorie di incomparabile bellezza nel nostro territorio. Dalla metropoli che fu Vulci, agli affreschi di Tarquinia, alle necropoli rupestri di Norchia, Castel D’ asso e Blera, dove le colline tufacee sono state trasformate in spettacolari aree monumentali, Tuscania e le sue necropoli circolari, i Falisci coevi degli Etruschi con le tombe scavate nella roccia a copia delle loro abitazioni.
Non solo aree protette, non solo siti archeologici, la bellezza della Tuscia è soprattutto nella grande varietà di ambienti, tradizioni, tipicità (anche enogastronomiche), climi, che rendono questa parte della provincia di Viterbo un concentrato di “ricchezze”, che il relativo isolamento della Tuscia ha permesso di conservare e che possono iniziare a essere il volano per una crescita consapevole e rispettosa del territorio.
La Tuscia terra di cammini: la Via Amerina, la Via Francigena, la Via Romea Germanica, da secoli migliaia di viandanti e pellegrini la percorrono. Ancora oggi il mistero degli Etruschi, la bellezza dei borghi medioevali e la ricchezza della natura affascinano chi la frequenta
Da millenni la Tuscia è percorsa da pellegrini e viandanti attratti da quella che fu caput mundi, la Via Amerina attraversa le terre dei Falisci, tra i Monti Cimini e la valle del fiume Tevere, con Narce, Faleri, Nepi, ora percorse dal” Cammino degli angeli” da Assisi a Roma.
Dal sacro al profano…Il sentiero dei Briganti: 100 km di bellezza selvaggia, di sentieri segreti, di borghi piccoli e quasi sconosciuti, di necropoli e città perdute, prima fra tutte Castro; attraversa la Tuscia dal confine umbro, Acquapendente, Proceno, Grotte di Castro, Latera, per proseguire per Farnese, la vasta Selva del Lamone, rifugio prediletto del brigante Tiburzi detto il “livellatore della Maremma”, mito e terrore di una terra di confine che non ha mai avuto padroni. Per arrivare a Vulci, nel cuore della Maremma laziale, che dominava un vastissimo territorio, dall’ Argentario all’Amiata, dalla costa tirrenica al lago di Bolsena. Si parte dai verdi boschi del Monte Rufeno (Acquapendente) per arrivare alle assolate lande maremmane dove ancora è vivo il ricordo delle durissime condizioni di vita delle sue genti che, a ragione, la definirono “amara”.
La Via Romea Germanica, percorsa dai pellegrini provenienti dalla Scandinavia e dalla Germania. Passando a Orvieto, l’etrusca Velzna, entra nella Tuscia a Lubriano, nella magica Valle dei Calanchi, con Civita di Bagnoregio e il suo inconfondibile paesaggio, che scompare ogni giorno un po’…Ora è diventata una meta turistica frequentata tutti i giorni da folle di turisti mordi e fuggi, che non riescono a cogliere la vera anima dei “calanchi”, scattano foto banali e poi ripartono per un’altra meta famosa… Il viandante prosegue invece per il Colle falisco, Montefiascone, grande, antico, ricco borgo, il comune più alto della Tuscia, dai suoi 600 mt di altitudine domina San Flaviano, fondamentale tempio del Cristianesimo lungo la Via Cassia, la Romea incontra la Francigena.
Il sentiero più lungo del mondo, con i suoi 1600 km percorre la Tuscia in tutta la sua lunghezza. Dalla “dogana“ di Centeno, da Proceno ad Acquapendente, si arriva al lago con San Lorenzo e poi Bolsena, la patria di Santa Cristina, l’adolescente martire a cui sono dedicati i “Misteri“ nel mese di luglio. Si sale per Montefiascone percorrendo la caldera di quello che fu un grande complesso vulcanico; qui lunghi tratti di basolato romano danno la sensazione di camminare nella/sulla Storia. Arrivati a Viterbo, la città dei Papi, i viandanti sentivano di essere vicini al traguardo, pochi giorni di cammino restavano ancora. Proseguendo tra boschi di noccioli e castagni ecco Vetralla, Capranica e Sutri, “Porta Etruriae“ da sempre crocevia, tra Etruschi e Falisci, tra Longobardi e Bizantini, situata all’incrocio di antichi percorsi. Infine Monterosi, adagiata sulla collina che domina il suo piccolo ma importante – dal punto di vista naturalistico – lago vulcanico, lambito dalla Cassia, confine ultimo della Tuscia selvaggia e misteriosa che poco oltre diventa la “Campagna romana”.
I cammini contribuiscono a fare della Tuscia un microcosmo che può alimentare un’offerta turistica pari o superiore a quella di altri territori che, sebbene più famosi e commerciali, anzi proprio per questo, hanno perduto in parte l’anima misteriosa e il fascino ancora intatti in questo lembo di terra etrusca.

Monterosi, 20 settembre 2018 








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